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Attività pastorali

Il nuovo messale

Il Messale che ci accingiamo ad accogliere e che diverrà obbligatorio dalla prossima Pasqua, il 4 aprile 2021, è l’edizione italiana dell’editio typica tertia latina del 2002 che ha avuto poi una editio emendata nel 2008. È il Messale riformato a norma dei decreti del Concilio Vaticano II e questo è il “terzo stadio” di un Messale che ha avuto tre edizioni:

 1970: editio typica (in latino) in italiano nel 1973

1975: editio typica altera in italiano nel 1983 (quello attuale)

2002: editio tyipica tertia obbligatorio dal 4 aprile 2021

Questo Messale si pone in continuità con la grande tradizione della Chiesa. Alla base c’è il Sacramentario Gregoriano con il supplemento di Benedetto di Aniane, i Messali della Curia del XIII secolo, i Messali plenari, il Messale di san Pio V.

 L’evento della pubblicazione della terza edizione del Messale non ci può cogliere impreparati: è un kairos per riscoprire il dono della liturgia nella vita della Chiesa, per «alzare l’asticella della qualità celebrativa» (lettera pastorale La domenica andando alla Messa del vescovo Domenico). Il Messale è veramente il libro liturgico princeps: esso custodisce gesti e testi dell’espressione apicale della liturgia: la celebrazione dell’Eucaristia, sintesi, culmine e compendio della nostra fede.

 Come diceva Ireneo di Lione «l’Eucaristia è il compendio e la somma della nostra fede. Il nostro modo di pensare è conforme all’Eucaristia e l’Eucaristia, a sua volta, si accorda con il nostro modo di pensare” (Adversus haereses).

Tutto deve partire dall’Eucaristia, anche l’attività concreta degli operatori Caritas della parrocchia, altrimenti, come cristiani, non abbiamo nulla da dire e da dare e le nostre azioni si riducono semplicemente ad assistenzialismo sociale. Possiamo essere Chiesa in uscita come ci invita in maniera forte e profetica papa Francesco solo se ripartiamo «dalla memoria grata e dalla bellezza evangelizzante della liturgia» (Evangelii Gaudium 24). Il Padre Nostro

Il Messale ci insegna a pregare. Non dimentichiamo che al cuore dell’Ordo Missae c’è la preghiera del Padre nostro. Il nuovo testo, riprendendo la versione della Bibbia del 2008, presenta due piccole variazioni: l’aggiunta di un “anche” (come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori) e la sostituzione di «non ci indurre in tentazione» con: «non abbandonarci alla tentazione». Se guardiamo bene il testo latino del Padre nostro ci accorgiamo che “et=anche” già c’era (sicut et nos dimittimus debitoribus nostris). La novità che forse colpisce di più è quel «non abbandonarci», che rende meglio il senso del testo greco, lingua originale in cui sono scritti i vangeli. Tradurre con il verbo “indurre” è un latinismo che non rendeva bene il senso originale perché in italiano indurre qualcuno sembra piuttosto “istigare”, “trascinare” verso la tentazione, il che chiaramente non può essere. Chiediamo invece a Dio di non lasciarci cadere nelle mani della tentazione, di non abbandonarci nella prova. Riguardo al «come anche noi» il testo originale è un aoristo di coincidenza, come a dire: «quando avrò mangiato mi sarò saziato». Si tratta di due azioni che coincidono. Ed è proprio così: non possiamo chiedere a Dio di essere perdonati se noi, a nostra volta, non ci facciamo modelli di perdono reciproco con i fratelli, come anche insegna Gesù nella parabola del servo spietato (Mt 18, 21-35).

Il Gloria

Un altro cambiamento riguarda l’inno del Gloria. Non diremo più «pace in terra agli uomini di buona volontà», ma «pace in terra agli uomini amati dal Signore». In questo caso i traduttori del Messale si sono preoccupati del testo musicale in quanto il Gloria è un inno e normalmente andrebbe cantato e non recitato. Con questa versione è possibile utilizzare anche le precedenti melodie mentre l’altra traduzione della CEI 2008 di Lc 2,14, avrebbe creato dei problemi per la metrica: «e sulla terra pace agli uomini che egli ama». Il senso è lo stesso: non è la nostra buona volontà ma la volontà del Signore che ci ama. L’amore di Dio ci precede, come canta il grande Franco Battiato, riprendendo una frase di Jean de la Fontaine: «Tutto l’universo obbedisce all’amore».

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